Marketing Quale futuro per la pubblicità

Quale futuro per la pubblicità

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"Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo".

Questa famosissima frase di Henry Ford,  e spesso strumentalizzata dalle agenzie di comunicazione per spingere la propria trattativa, è un'affermazione vera ma vaga. Perché ciò che è importante, non è fare pubblicità (ossia spendere soldi), ma farla in modo che porti come conseguenza un beneficio concreto per l’azienda.
Fino a qualche anno fa la comunicazione pubblicitaria era affidata quasi esclusivamente alla TV applicando la strategia “ipodermica” (Hypodermic Needle Strategy), in cui la lotta tra le grandi aziende si disputava sull’orario della “reclame” per colpire il maggior numero di soggetti. Il gioco si chiudeva utilizzando a complemento la radio e le affissioni. Pochi altri mezzi si dividevano le piccole quote restanti.

Era l’era “media-centrica”, dove il mezzo rappresentava il fulcro su cui progettare la pubblicità.
Ma quanto fatto fino a poco tempo fa, oggi non vale più oggi.
 La pubblicità è diventata uno strumento diffuso e accessibile a tutti, utilizzato dalle grandi aziende come da una grande quantità di piccole e medie aziende, dando vita ad un sistema, multi-scalare, dinamico, capillare, sociale ed interattivo.

Questa è l’era della pubblicità “disintermediata”, dove il consumatore diventa parte attiva del processo di comunicazione, promuove e diffonde il brand nella propria community.

Oggi le persone sono più distaccate dalla medialità della comunicazione e la notorietà conta in maniera rilevante solo per i prodotti indifferenziabili (commodity), mentre per tutti gli altri beni offerti che rispondono ad un bisogno più psicologico (oramai la gran maggioranza), il consumatore esige un rapporto libero e bidirezionale con il brand, attraverso esperienze dirette e che mette in relazione profonda cliente e brand sulla base di un'identità comune.

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Marketing Video (accendi audio)

La cosa che appare più straordinaria è che fare pubblicità è un'arte molto complessa, fatta di modelli, strategie, numeri, ma è anche vero che è in continua evoluzione e non esistono regole troppo rigide, quindi a parte l'esperienza sul campo e le conoscenze tecniche (comunque fondamentali), la pubblicità di domani bisogna ancora inventarla e chiunque fra 5 anni potrebbe diventare un bravo pubblicitario, a patto che sia disposto a studiare con passione e magari passare i prossimi anni sui più sui libri e sul campo di battaglia. Ma se siete nati per questo, per voi sarà un piacere.

Alessio Farina

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